Martedì 12 ottobre 2021 l’Osservatorio Transizione 4.0 del Politecnico di Milano ha presentato i risultati della Ricerca Industria 4.0 per il biennio 2020-2021.

Lo studio si è concentrato sull’analisi del mercato relativo alle tecnologie 4.0, ed in particolare su come le aziende manifatturiere italiane in questi due anni ne abbiano colto le opportunità, agevolate anche dagli incentivi promossi dal Piano Nazionale Transizione 4.0.

Il quadro generale

Innanzitutto, il periodo preso in considerazione ricade nel pieno della pandemia in cui, oltre alle limitazioni generali imposte dall’emergenza sanitaria, le aziende hanno dovuto far fronte ad altri problemi come la scarsità di materie prime, il blocco delle esportazioni e successivamente l’aumento dei costi dei trasporti.

Nonostante queste difficoltà, i progetti 4.0 non si sono fermati, anzi: il mercato nel 2020 ha superato il valore di 4,1 miliardi di euro, stabilendo un + 8% rispetto al 2019.

Il trend positivo prosegue anche nel 2021: i dati registrati nel primo semestre in Italia indicano che complessivamente il mercato dell’industria 4.0 registrerà un tasso di crescita compreso tra il 12% e d il 15%, segno che le aziende manifatturiere continuano a credere e ad investire nei progetti di digitalizzazione.

Del resto, il 75% delle aziende italiane ha già avviato iniziative di trasformazione digitale; a fare da traino sono le piccole e medie imprese.

Gli investimenti nel mercato 4.0

In quali soluzioni 4.0 le imprese manifatturiere italiane investono maggiormente?

  1. Industrial Internet of Things – 2,4 miliardi (+4,5% rispetto al 2019)

L’applicazione dell’IoT al mondo industriale permette di interconnettere i macchinari al sistema informativo aziendale al fine di acquisirne i dati e sfruttarli per migliorare i processi di produzione (proprio come fa il nostro software Merlin Connect). Gli investimenti in questo settore occupano da soli oltre il 60% della spesa totale del 2020.

  1. Industrial Analytics – 685 milioni (+9%)

Al secondo posto nel totale della spesa troviamo tutti gli strumenti che si occupano di analizzare i dati raccolti tramite le tecnologie IoT, quali ad esempio i software di business intelligence.

  1. Cloud Manufacturing – 390 milioni (+20%)

Il settore cloud manufacturing è quello che vede la crescita annuale maggiore. Si tratta di un insieme di risorse manifatturiere (macchine virtuali, software a supporto della produzione e delle vendite, sistemi IoT ecc.) che vengono aggregate attraverso la rete e rese accessibili agli utenti finali attraverso piattaforme gestionali automatizzate. Il cloud manufacturing mira a rendere più snelli e più scalabili i flussi di lavoro, evitando sprechi e perdite.

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Merlin Connect è il software specifico per Industria 4.0 e l’industrial IoT (Internet of Things). Grazie alle sue funzionalità, è in grado di collegarsi ai macchinari, leggerne i dati e trasmetterli al sistema informativo aziendale e/o al gestionale ERP che utilizzi per la tua attività.

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Servitizzazione

Dal lato offerta, l’aspetto della servitizzazione ha acquisito un’importanza notevole nel mercato dell’Industria 4.0.

“Servitizzare” significa proporre non soltanto il prodotto finito, ma accompagnarlo a servizi che ne aumentino il valore e che possano supportare i clienti nei propri processi aziendali: un modello di business che è diventato oggi una leva fondamentale nel mercato 4.0.

Ecco quindi che il 34% della spesa in ambito servitizzazione riguarda l’acquisto, a fronte di un canone, di beni strumentali (quali ad esempio i software di interconnessione forniti insieme ai macchinari 4.0). A seguire, il 33% degli investimenti viene effettuato in software di supporto alla produzione, sempre a fronte di un canone – modalità questa a cui due terzi delle aziende intervistate si dichiara abituata.

Il Piano Nazionale Transizione 4.0

Lo studio effettuato dall’Osservatorio Transizione 4.0 del Politecnico di Milano si è anche concentrato sull’indagare quanto le agevolazioni fiscali promosse in Italia dal Piano Transizione 4.0 siano conosciute.

L’83% delle aziende intervistate conosce la possibilità di ottenere un credito di imposta relativo agli investimenti in beni strumentali, meno note sono invece le opportunità a disposizione per ricerca, sviluppo e innovazione, conosciute dal 55% delle imprese. Capitolo a parte la formazione del personale sulle nuove tecnologie: nonostante questa fetta di mercato valga da sola 275 milioni di euro (+8% nel 2020 rispetto al 2019), soltanto il 52% è a conoscenza degli incentivi previsti per gli investimenti che possono essere concessi dallo Stato in quest’ambito.

Infine, qualche dato su cosa le aziende auspicano per il futuro: il 55% desidera sgravi fiscali che possano attutire i costi del lavoro dipendente, insieme a incentivi per l’assunzione di nuovo personale (41%). Inoltre, quasi la metà delle imprese (48%) desiderano il rilancio degli ammortamenti fiscali relativi all’acquisto di beni strumentali e nuovi incentivi per i beni immateriali.

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